07 dicembre 2006

E il celerino fece l'occhiolino a Sasa ... di Christian



Ricevo una lettera da Christian che lavora nel campo Roma di Villa Gordiani e conosceva Sasha e Liuba:



"Sa sa", come lo chiamavano alcuni ai tornei di
pallone. O "Sale", come erano soliti chiamarlo i
parenti e gli amici più stretti.
E' difficile descrivere il dolore che si prova in
queste circostanze. Ogni strada, ogni angolo intorno
al campo mi ricorda un momento di vita passato con
lui.
Non me lo scordo Sale, sin dalla prima volta che l'ho
visto, al Campidoglio nel dicembre del '99, a una
manifestazione per il diritto alla casa.
Pedalava la sua bici, aveva 9 anni.
L'ho visto crescere, nel corso di sette lunghi anni.
Me lo ricordo in piscina, al mare, allo stadio, a casa
mia, a casa sua, nel vecchio campo con le baracche e i
topi, il giorno dell'incendio nel marzo 2002.

Qualche mese fa, poco prima delle elezioni, avevamo
organizzato un mini sondaggio al campo. Per vedere
come avrebbero votato, se ne avessero avuto il
diritto, i rom di via dei Gordiani.
Sale ha voluto partecipare al sondaggio, pur essendo
minorenne. Se la maggiornaza delle persone rispondeva
genericamente "Prodi" o "sinistra", lui aveva le idee
ben chiare: "o Rifondazione comunista o Comunisti
italiani".

Suonava la batteria, era molto forte a pallone, era
tifoso della Roma.
Gli amici della curva se lo ricordano. L'ho portato
più volte con me allo stadio, aveva 11 anni. Si
metteva sulle mie spalle a guardare la partita, perchè
in curva si sta in piedi e lui, piccolino, tra tifo
braccia alazate bandiere al vento e fumoni non avrebbe
visto niente. Entrava con gli abbonamenti di miei
compagni di stadio che di volta in volta saltavano la
partita per impegni o altro. Era diventato la mascotte
del gruppo.
Eravamo un centinaio di persone. Frequentavo la curva
sud dal 1991 e avevo militato nel Commando ultrà curva
sud, uno dei gruppi ultras più conosciuti e rispettati
d'Italia. Nel '99 l'esperienza finì, il Cucs fu poco a
poco sopraffatto dai cambiamenti del calcio e della
curva stessa. Loschi figuri con lame alla mano,
accompagnati da gente mai vista allo stadio, portarono
a compimento il processo di riflusso cacciandoci via e
prendendosi lo storico muretto dove veniva ad ogni
partita attaccato il nostro striscione. Il Commando
usciva di scena dopo 22 anni di storia, dal gennaio
del '77. Restammo in curva come gruppo di amici.
A Sale lo spirito comunitario del mio gruppo da stadio
piaceva, ci si ritrovava, si sentiva protetto, come
tutti noi.

Non sono stato il primo a portare fanciulli allo
stadio. Ho preso spunto da "Paperino", della vecchia
guardia del Cucs, che era solito portare in curva
ragazzini di borgata che allenava a pallone durante la
settimana. Perchè la politica - quella dal basso, non
quella dei palazzi - ha tanti linguaggi, si esprime in
mille forme diverse. E l'una non è necessariamente più
nobile o più efficace dell'altra. Spesso si fa
politica e neanche se ne è consapevoli. Con tanti
piccoli grandi gesti quotidiani. Sono le forme più
belle della "politica". Che, vorrei ricordarlo, non è
altro che l'arte di cambiare il mondo.
Il primo impatto con lo stadio non si scorda mai. E'
come il primo amore. Gli occhi di un bambino che sale
le scale di corsa e si affaccia sugli spalti per la
prima volta sono indescrivibili.

A dare l'abbonamento a Sale era quasi sempre un
ragazzo da poco avvicinatosi al gruppo. Mi colpiva
perchè partecipava ai cortei di Forza nuova. Lui mi
raccontava della sua militanza neofascista, e io delle
lotte per il diritto alla casa dei rom, del loro
sforzo per la convivenza con il quartiere, per
respingere ogni sintomo di razzismo nei loro
confronti.
Con gli anni è diventato un compagno, addirittura un
militante, vicino ai Disobbedienti.

Lo stadio cambiava, dicevo. All'involuzione si
affiancava la sempre più asfissiante blindatura. Forze
del cosiddetto ordine, con caschi manganelli scudi,
spara lacrimogeni al cs, circondavano la curva.
La tensione era a volte palpabile.
Portavo Sale alle partite che sapevo essere
tranquille.
Per me era come un angelo custode. Il celerino di
turno, invece di perquisirmi come al solito, mi faceva
passare, facendo un occhiolino a "Sa sa", che
ricambiava con un sorriso!

Mi viene in mente l'immagine di una anziana signora
con sciarpa giallorossa, prima di un derby in notturna
di qualche anno fa, tesissimo, con elicotteri che
volteggiano a bassa quota, cancelli chiusi e celerini
in assetto da guerra. La signora si mette a
distribuire caramelle ai celerini, che accettano e
ringraziano.

E' come il Giubileo dei migranti del 2000, i celerini
hanno caricato e ci minacciano, sotto a S.Pietro. I
migranti hanno sfilato in corteo nonostante il
divieto. Un poliziotto si leva il casco, si stacca dal
cordone e viene a parlarci. Alla fine offrirà un caffè
al bar.

Sale in un certo senso è stato ucciso. La sua famiglia
è presente in Italia da 30 anni. Qualcuno ha ancora il
coraggio di definire la sua comunità come "nomade".
In 30 anni la famiglia di Sasa (e non Sasha) non è
riuscita ad ottenere una casa. In base alla
finanziaria non ancora approvata l'Italia spenderà il
prossimo anno 21 miliardi di euro in armamenti e
missioni militari, con un incremento dell'11% rispetto
al precedente governo di centro destra.
Solo a Roma vi sono 15.000 appartamenti sfitti,
ostaggi della speculazione immobiliare.
In tutto ciò Sale era costretto in un container, senza
termosifoni, senza un adeguato impianto anti incendio.
Il fumo che ha sprigionato il container in fiamme era
tossico, fa prima svenire e poi morire.
Tutto ciò è una vergogna. E in un certo senso un
crimine.

Trenta anni in Italia insomma. Pochi sanno che vicino
alla borgata Gordiani, al Quarticciolo, negli anni '80
un certo Paolo Di Canio, allora ragazzino, tirava i
primi calci al pallone. E indovinate con chi?
Con quegli abitanti del campo che oggi sono padri di
famiglia e al tempo erano bambini.
Raccontano che Di Canio era sempre senza una lira e a
fine partita gli offrivano la Coca Cola ...
Mi viene in mente ciò che è accaduto nell'estate del
2005, con Forza nuova che prova a marciare per
Centocelle. I compagni organizzano la caccia al
fascio. Uno di loro, insanguinato, finisce nel campo
di via dei Gordiani. I rom lo scambiano per un
"rumeno" e lo curano.
E' come un magico ribaltamento o ridimensionamento
degli schemi, un perpetuo carnevale, con rovesiamento
o messa in discussione dei ruoli. Mettere a nudo il
ridicolo.
Credo sia una delle cose più belle che i rom mi hanno
insegnato.

Sale e Lilli, sorella di un mio caro amico, secondo
molti la più bella e dolce ragazza del campo.
Lilli, all'anagrafe Ljuba. Anche di lei ho tanti
ricordi.
Non credo che me li scorderò.


Christian Picucci

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